Una visione sistemica della prevenzione delle infezioni e antimicrobico-resistenza
In un ecosistema interconnesso, dove microrganismi e popolazioni animali e vegetali condividono spazi e sfide evolutive , la lotta all'antimicrobico-resistenza impone un cambio di paradigma. Non più interventi isolati, ma una "prevenzione di precisione" che integra diagnostica avanzata sempre disponibile, sistemi di sorveglianza continuativi che seguano i flussi dei pazienti nelle reti sanitarie e una gestione oculata delle risorse antibiotiche. Un approccio sistemico capace non solo di disinnescare la minaccia globale prevista per il 2050, ma di salvare migliaia di vite e miliardi di euro ogni anno.
L’esistenza umana si sviluppa in un ecosistema globale, dove atmosfera, acqua e suolo sono condivisi con gli altri esseri viventi. In questo scenario, le infezioni non sono eventi isolati, ma il risultato di dinamiche biologiche profonde: la ricerca di una nicchia ecologica in cui prosperare e la difesa della propria specie. I microorganismi, attraverso processi di invasione e strategie difensive elaborate — come la produzione di antibiotici naturali da parte di funghi e actinobatteri — partecipano a una competizione evolutiva millenaria. Nel contesto moderno della Medicina, le malattie infettive hanno riconquistato una rilevanza prioritaria: la sepsi, una delle manifestazioni più gravi, colpisce ogni anno da uno a due milioni di persone in Europa e tra 120.000 a 190.000 in Italia. A complicare drammaticamente il quadro è l’antimicrobico-resistenza (AMR). Le previsioni sono allarmanti: se nel 2021 le infezioni resistenti sono state responsabili nel mondo di quasi 6 milioni di decessi, si stima che entro il 2050 possano diventare la prima causa di morte a livello globale, con 10 milioni di vittime annue.
Un continuum tra comunità e ospedale
Un errore comune è percepire l'ambiente ospedaliero come separato dal resto della società. Al contrario, la popolazione sanitaria è un sottoinsieme dinamico della comunità, connesso da infiniti scambi e contatti. Sebbene le infezioni correlate all’assistenza (ICA) e quelle comunitarie avvengano in contesti diversi, i patogeni sono spesso i medesimi; la differenza risiede nella maggiore suscettibilità dei soggetti vulnerabili in ambito assistenziale. In particolare, è emerso che il principale motore di diffusione dell'AMR nelle strutture sanitarie non è solo l'uso dei farmaci, ma il trasferimento di pazienti colonizzati, spesso asintomatici.
Dalla consapevolezza alla prevenzione di precisione
Il contrasto all'AMR richiede un approccio multidimensionale:
Cultura e consapevolezza: È necessario superare l’atteggiamento di sorpresa che spesso coglie dinanzi alle patologie infettive e ai loro esiti, promuovendo la consapevolezza che esse sono in gran parte prevenibili.
Responsabilità personale: L'igiene delle mani e il ritorno all'educazione comportamentale dell'era pre-antibiotica sono pilastri fondamentali. Medici e farmacisti devono mantenere coerenza assoluta nella prescrizione e dispensazione di antibiotici, che restano una risorsa preziosa da non dissipare. Sistemi di sorveglianza e IPC: I programmi di prevenzione e controllo delle infezioni (IPC) sono essenziali per la sicurezza di pazienti e operatori. Una prevenzione di precisione richiede servizi specialistici di microbiologia clinica tecnologicamente avanzati e attivi tutti i giorni a tutte le ore.
Verso una governance integrata
L'efficacia della lotta all'AMR dipende dalla capacità di integrare le politiche nazionali con l'esperienza delle organizzazioni locali. Modelli basati su reti assistenziali regionali, che identificano ospedali "hub" come centri chiave nella lotta microbiologica, si stanno dimostrando vincenti in diversi Paesi europei. Un approccio così composto — che unisca IPC, gestione corretta degli antimicrobici e diagnostica rapida — non solo salverebbe circa 27.000 vite ogni anno nell'UE, ma genererebbe anche un risparmio economico di 1,4 miliardi di euro.
Solo una visione sistemica che consideri ogni manovra di contenimento del rischio infettivo come una difesa diretta contro la resistenza antimicrobica potrà garantire la salvaguardia delle generazioni future.
Le strategie di sorveglianza rappresentano uno dei pilastri fondamentali dei programmi di Prevenzione e Controllo delle Infezioni (IPC). Non si tratta solo di raccogliere dati, ma di utilizzare le informazioni microbiologiche per azioni tempestive per salvaguardare pazienti e professionisti.
La sorveglianza a livello ospedaliero
Ogni struttura sanitaria deve operare come un'unità di monitoraggio attiva. Per rendere efficace questo presidio, sono necessari tre elementi chiave:
- Microbiologia clinica disponibile H24: è indispensabile disporre di servizi di microbiologia con tecnologie aggiornate, capaci di fornire assistenza specialistica 24 ore su 24, 7 giorni su 7.
- Team multispecialistici: Ogni ospedale dovrebbe avvalersi di un gruppo di esperti che utilizzi i dati diagnostici e i sistemi di sorveglianza per attuare immediate misure di contenimento.
- Test diagnostici rapidi: L'uso di tecnologie veloci è parte integrante di un approccio che, insieme alla sorveglianza, contribuisce a salvare migliaia di vite e a ridurre i costi sanitari.
Il flusso dei dati, dal livello locale al nazionale
La sorveglianza non può restare confinata tra le mura di un singolo ospedale, ma deve alimentare un sistema di rete che consenta:
Analisi tempestiva: I dati raccolti a livello locale devono essere analizzati rapidamente a livello regionale e, successivamente, nazionale.
Completezza del reporting: Attualmente, la trasmissione dei dati per i programmi di monitoraggio nazionale all'Istituto Superiore di Sanità (ISS) presenta delle lacune in diverse Regioni: la completezza delle informazioni fornite dalle regioni non è omogenea e, in alcuni casi, risulta insufficiente per una mappatura accurata del rischio.
Sorveglianza basata su network: Un approccio innovativo alla sorveglianza considera i sistemi sanitari come reti dinamiche. All'interno delle reti assistenziali, alcuni ospedali occupano una posizione preminente. Questi centri "hub" sono fondamentali per identificare precocemente le minacce microbiologiche (come Candida auris o resistenze ai carbapenemi) e per sostenere l'intera rete nella lotta alle infezioni.
L’Antimicrobial Stewardship (AMS) rappresenta l'insieme di interventi coordinati volti a promuovere l’uso appropriato degli antibiotici, garantendo che ogni paziente riceva il farmaco giusto, alla dose corretta e per il tempo strettamente necessario.
Ecco come i dati di sorveglianza diventano lo strumento operativo per migliorare l'uso di questi farmaci:
Il legame tra diagnosi e prescrizione mirata
La sorveglianza microbiologica trasforma la cura da empirica in terapia mirata:
- Accessibilità dalla microbiologia:La disponibilità di servizi di microbiologia clinica h24 consente di identificare rapidamente il patogeno e il suo profilo di resistenza.
- Diagnostica rapida: L'impiego di tecnologie diagnostiche avanzate permette ai medici di scegliere l'antibiotico più efficace, evitando l'uso di molecole a largo spettro quando non necessarie.
- Coerenza prescrittiva: Medici e farmacisti utilizzano i dati di sorveglianza per mantenere un'autorevole coerenza nella prescrizione e dispensazione, riducendo l'uso inappropriato che è il fattore prioritario da aggredire come motore dell'AMR.
Il team multispecialistico come centro decisionale
L'integrazione dei dati avviene attraverso gruppi di lavoro dedicati che operano all'interno degli ospedali:
- Condivisione delle informazioni: Il team multispecialistico analizza le informazioni diagnostiche per attuare misure di contenimento immediate.
- Monitoraggio dei meccanismi di resistenza: La sorveglianza permette di mappare la distribuzione di specifici meccanismi molecolari (come la resistenza ai carbapenemi nelle Enterobacteriaceae) per guidare le scelte terapeutiche del reparto.
- Salvaguardia degli antibiotici: L'obiettivo finale è il mantenimento dell'efficacia degli antibiotici, considerati una risorsa preziosa per la collettività.
L'impatto di un approccio integrato
L'unione tra sorveglianza, programmi di stewardship e strategie di comunicazione produce risultati misurabili sia in termini di salute che economici:
Vite salvate: Un approccio composito che includa la stewardship risparmierebbe circa 27.000 vite ogni anno nell'area UE/EEA.
Efficienza economica: Questi programmi sono in grado di ripagarsi autonomamente, generando un risparmio di 1,4 miliardi di euro all'anno grazie alla riduzione delle complicanze e della durata dei ricoveri.
Reporting e trasparenza: La sorveglianza e il reporting costante sono principi cardine per valutare se le strategie di stewardship stiano effettivamente riducendo i tassi di infezione e resistenza.
Bibliografia consigliata:
F. Gemmi Prevenire le infezioni con una visione integrata Forward ottobre 2025
Rudd, Kristina E et al Global, regional, and national sepsis incidence and mortality, 1990–2017: analysis for the Global Burden of Disease Study. The Lancet, Volume 395, Issue 10219, 200 – 211
GBD 2021 Antimicrobial Resistance Collaborators. Global burden of bacterial antimicrobial resistance 1990-2021: a systematic analysis with forecasts to 2050. Lancet 2024;404:1199-226. https://doi.org/10.1016/S0140-6736(24)01867-1
Maugeri A, Barchitta M, Puglisi F, Agodi A. Socio-economic, governance and health indicators shaping antimicrobial resistance: an ecological analysis of 30 european countries. Global Health 2023;19:12. https://doi.org/10.1186/s12992-023-00913-0
Pantano D, Friedrich AW. Hub and Spoke: next level in regional networks for infection prevention. Int J Med Microbiol 2024;314:151605. https://doi.org/10.1016/j.ijmm.2024.151605
