Antibiotico-resistenza: una storia che comincia alla nascita
Autori
- Camillo Di Nizio
È questo il messaggio che emerge da uno studio presentato quest’anno al congresso della European Society of Clinical Microbiology and Infectious Diseases (ESCMID Global 2026) da un gruppo di ricercatori dell'Università Aristotele di Salonicco in Grecia, secondo il quale già nel meconio, le prime emissioni enteriche del neonato, possono essere presenti geni associati alla resistenza agli antibiotici (ARGs), ovvero segmenti di DNA che conferiscono ai batteri la capacità di sopravvivere all'azione degli antibiotici.
Cosa si sapeva prima dello studio greco?
Prima dello studio coordinato da Elias Iosifidis, le ricerche sul meconio si erano concentrate soprattutto sul microbiota intestinale neonatale e sui fattori in grado di influenzarne la composizione, come modalità del parto, esposizione materna agli antibiotici e tipo di alimentazione. Era inoltre acquisito che il microbiota umano costituisse un importante serbatoio di geni di resistenza agli antibiotici (resistoma), ma le informazioni disponibili riguardavano prevalentemente le esposizioni che si verificano dopo la nascita e l'esposizione agli antibiotici. Rimaneva invece poco esplorata la frequenza di geni di resistenza nel meconio e il loro possibile ruolo nelle prime fasi della vita. Lo studio del gruppo greco ha rappresentato un passo avanti in questo ambito, documentando un resistoma intestinale già ampio e diversificato nelle prime 72 ore dalla nascita e suggerendo che alcuni determinanti genetici della resistenza possano essere presenti fin dall'inizio della vita extrauterina.
Una firma genetica già nelle prime ore di vita
La ricerca ha analizzato campioni di meconio ottenuti da 105 neonati ricoverati presso un’Unità di Terapia Intensiva Neonatale (TIN) entro le prime 72 ore dalla nascita, nel periodo compreso tra luglio 2024 e luglio 2025. Lo studio si inserisce nell'ambito di un progetto multidisciplinare coordinato dal professor Elias Iosifidis dell'Università Aristotele di Salonicco, che ha coinvolto specialisti in malattie infettive pediatriche, neonatologi e ricercatori esperti in microbiologia molecolare (1).Il meconio, ossia la prima emissione fecale del neonato, è stato tradizionalmente considerato sterile (2). Tuttavia, recenti indagini basate su tecniche di biologia molecolare hanno evidenziato la presenza di materiale genetico microbico nei campioni di meconio, suggerendo che l'intestino fetale possa essere esposto ai microrganismi già durante la gravidanza (2,3). Questa esposizione precoce è stata ipotizzata come un possibile fattore coinvolto nello sviluppo della resistenza agli antibiotici. Inoltre, la presenza di geni di resistenza agli antibiotici nel meconio è già stata documentata in precedenza (4). Tali geni potrebbero determinare la diffusione della resistenza attraverso meccanismi di trasferimento genico orizzontale tra batteri. Per questo motivo i ricercatori hanno ricercato 56 differenti geni di resistenza associati ad alcune delle principali classi di antibiotici di interesse clinico, tra cui fluorochinoloni, β-lattamici (non solo penicilline e cefalosporine ma anche carbapenemi) e macrolidi.
Secondo Argyro Ftergioti, prima autrice dello studio, si tratta della più ampia ricerca finora condotta sull'influenza dell'ambiente ospedaliero nell'acquisizione dei geni di resistenza nel microbioma intestinale neonatale. Analizzando il meconio entro le prime 72 ore di vita è stato possibile ottenere una fotografia molto precoce dell'esposizione microbica e genetica del neonato, una fase nella quale il resistoma sembra essere influenzato principalmente dalla trasmissione materna, dalla modalità del parto e dalle primissime esposizioni all'ambiente ospedaliero.
I risultati dello studio
I geni di resistenza più frequentemente identificati sono risultati oqxA, rilevato nel 98% dei campioni, e qnrS, presente nel 96%. Entrambi sono associati alla ridotta sensibilità nei confronti dei chinoloni, una classe di antibiotici ampiamente utilizzata nella pratica clinica (5).
L'analisi ha inoltre evidenziato la presenza di numerosi geni codificanti β-lattamasi, enzimi in grado di idrolizzare gli antibiotici β-lattamici e di comprometterne l'efficacia terapeutica (6). Tra questi, i più frequentemente riscontrati sono stati:
● blaCTX-M (55%)
● blaCMY (51%)
● blaSHV (39%).
Particolarmente significativo è il riscontro di geni associati alla resistenza ai carbapenemi, antibiotici considerati tra le ultime opzioni terapeutiche disponibili per il trattamento delle infezioni sostenute da batteri multiresistenti (7). Tali geni sono stati identificati nel 21% dei campioni analizzati. Complessivamente, in ciascun campione di meconio sono stati identificati in media otto geni di resistenza, a testimonianza della presenza, già nelle primissime fasi della vita, di un resistoma intestinale sorprendentemente ricco e diversificato.
«Questi risultati suggeriscono che un profilo ben definito di geni di resistenza sia già presente in questa fase estremamente precoce della vita. L'intestino neonatale ospita un resistoma eterogeneo e la presenza così precoce di geni di rilevanza clinica rappresenta un elemento di particolare preoccupazione», ha dichiarato la dottoressa Argyro Ftergioti.
La ricercatrice ha inoltre sottolineato come, sebbene la presenza di alcuni geni di resistenza fosse attesa, l'elevata prevalenza osservata nella maggior parte dei campioni sia risultata sorprendente, in particolare per quanto riguarda i geni responsabili della resistenza ai carbapenemi, considerati di fondamentale rilevanza clinica. «Pur prevedendo di rilevare alcuni geni di resistenza, la loro diffusione nella quasi totalità dei campioni è stata sorprendente, soprattutto nel caso dei geni associati alla resistenza ai carbapenemi, antibiotici essenziali per il trattamento delle infezioni più gravi.»
Il ruolo della madre e delle prime esposizioni ospedaliere
L'analisi ha inoltre evidenziato un'associazione tra la presenza di specifici geni di resistenza e alcune caratteristiche materne e neonatali. In particolare, la presenza del gene msrA, responsabile della resistenza ai macrolidi e alle streptogramine, è risultata significativamente associata al ricovero ospedaliero della madre durante la gravidanza. Parallelamente, un numero più elevato di geni di resistenza è stato osservato nei neonati sottoposti al posizionamento di un catetere venoso centrale entro le prime 24 ore di vita.
Secondo gli autori, entrambe queste associazioni sono verosimilmente riconducibili a una maggiore esposizione ai microrganismi tipicamente presenti nell'ambiente sanitario e in particolare ai batteri correlati all'assistenza. Un risultato inatteso ha riguardato invece i neonati sottoposti a rianimazione cardio-polmonare subito dopo la nascita, nei quali è stato riscontrato un numero inferiore di geni di resistenza. «Questo dato deve essere interpretato con cautela», ha precisato Argyro Ftergioti, «potrebbe riflettere differenze nelle modalità di esposizione microbica nelle primissime fasi della vita oppure essere influenzato da altri fattori clinici non ancora completamente chiariti.»
Nel complesso, i risultati suggeriscono che sia la trasmissione materna sia l'esposizione molto precoce all'ambiente ospedaliero possano contribuire alla costituzione del resistoma intestinale del neonato, già nelle prime ore successive alla nascita.
«Sebbene siano necessari ulteriori studi per comprendere in che modo la presenza precoce dei geni di resistenza influenzi lo sviluppo del microbioma intestinale e il successivo rischio di infezione, questi risultati sottolineano l'importanza della sorveglianza microbiologica, della prevenzione e del controllo delle infezioni nell'assistenza neonatale», conclude la ricercatrice.
La ricerca si inserisce in uno scenario epidemiologico sempre più preoccupante. Secondo il Global Antibiotic Resistance Surveillance Report 2025 dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), a livello globale 1 infezione batterica confermata in laboratorio su 6 risulta oggi sostenuta da microrganismi resistenti agli antibiotici. Nelle regioni maggiormente colpite, caratterizzate da risorse sanitarie limitate e sistemi di sorveglianza poco consolidati, la quota può raggiungere circa 1 infezione su 3, evidenziando il peso crescente della resistenza antimicrobica a livello mondiale (8).
Conclusioni
L'identificazione di geni di resistenza fin dalle prime ore di vita rappresenta un importante cambio di prospettiva: la colonizzazione da parte di batteri resistenti non si innesca necessariamente con la prima prescrizione antibiotica, ma può avere origine già nelle primissime fasi della vita extrauterina. La scoperta di un resistoma intestinale a costituzione così precoce, come suggerito dallo studio presentato a ESCMID Global 2026, non deve tuttavia generare allarmismo, bensì ampliare le conoscenze necessarie per potenziare le strategie preventive.
Questo patrimonio genetico di resistenza trova, infatti, un riscontro diretto nella pratica clinica quotidiana. Come documentato da uno studio epidemiologico condotto in Toscana, già in età neonatale e infantile le resistenze batteriche rappresentano un problema concreto e complesso nella gestione delle comuni infezioni pediatriche (9).
Pur valutando due facce della stessa medaglia – da un lato il potenziale genetico della resistenza e dall'altro il fenotipo dei batteri che causano le infezioni – entrambe le ricerche giungono a un messaggio univoco. Esse sottolineano l'urgenza di adottare, fin dall'assistenza neonatale, alcune contromisure fondamentali:
● promuovere una sorveglianza microbiologica precoce e costante
● implementare rigorosi programmi di prevenzione e controllo delle infezioni
● applicare una rigorosa stewardship antibiotica in ambito pediatrico e neonatale.
Fonti bibliografiche:
- Ftergioti, A., Simitsopoulou, M., Kontou, A., et al. (2026). Antibiotic resistance genes in meconium of newborns very early after admission to neonatal intensive care unit. Oral presentation. ESCMID Global 2026. https://www.eurekalert.org/news-releases/1124038
- Perez-Muñoz, M.E., Arrieta, MC., Ramer-Tait, A.E. et al. (2017). A critical assessment of the “sterile womb” and “in utero colonization” hypotheses: implications for research on the pioneer infant microbiome. Microbiome 5, 48. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/28454555/
- Jiménez, E., Marín, M. L., Martín, R., et al. (2008). Is meconium from healthy newborns actually sterile? Research in Microbiology, 159(3), 187–193. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/18281199/
- Gosalbes, M. J., Vallès, Y., Jiménez-Hernández, N., et al. (2016). High frequencies of antibiotic resistance genes in infants' meconium and early fecal samples. Journal of developmental origins of health and disease, 7(1), 35–44. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26353938/
- Rodríguez-Villodres, Á., Galiana-Cabrera, A., Torres Fink, I., et al. (2023). Evaluation of the MDR Direct Flow Chip Kit for the Detection of Multiple Antimicrobial Resistance Determinants. Microbial drug resistance (Larchmont, N.Y.), 29(8), 381–385. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/36961424/
- Tooke, C.L., Hinchliffe, P., Bragginton, E.C. et al. (2019). ß-Lactamases and ß-Lactamase Inhibitors in the 21st Century. Journal of Molecular Biology, 431(18):3472-3500. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30959050/
- Meletis, G. (2016). Carbapenem resistance: overview of the problem and future perspectives. Therapeutic Advances in Infectious Disease, 3(1):15-21. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26862399/
- World Health Organization. Global antibiotic resistance surveillance report 2025. Geneva: WHO; 2025. ISBN: 978-92-4-011633-7. https://www.who.int/publications/i/item/9789240116337
- Montagnani C, Tersigni C, D'Arienzo S, Miftode A, Venturini E, Bortone B, Bianchi L, Chiappini E, Forni S, Gemmi F, Galli L. Resistance Patterns from Urine Cultures in Children Aged 0 to 6 Years: Implications for Empirical Antibiotic Choice. Infect Drug Resist. 2021 Jun 23;14:2341-2348. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34188500/
