Infezioni

Il nuovo Coronavirus: da fenomeno locale a minaccia globale

Infezioni · 24 gennaio, 2020
Mauro Pistello

Università di Pisa


La situazione è in rapida evoluzione: per gli ultimi aggiornamenti epidemiologici si rimanda alla news Nuovo coronavirus: ultimi aggiornamenti sul sito web dell'ARS Toscana

Origine dell’infezione e situazione epidemiologica

La prima segnalazione risale al 31 dicembre 2019. Quel giorno è stato segnalato un focolaio di polmonite di cause sconosciute nella città di Wuhan, nella provincia cinese di Hubei. Molti dei casi iniziali erano stati riscontrati in soggetti che lavoravano o avevano visitato il mercato ittico di quella città facendo pensare sin da subito che quel luogo fosse l’epicentro dell’infezione. Le autorità cinesi hanno subito istituito una task-force che, grazie alle attuali tecnologie molecolari e dopo soli 9 giorni, ha riferito che l’agente eziologico di questa polmonite è un nuovo virus, che è stato denominato 2019-nCoV.

È doveroso far notare che le autorità cinesi hanno reagito prontamente e con totale trasparenza allertando subito l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), aggiornando continuamente su numero di pazienti infetti e decessi, rendendo pubbliche le informazioni cliniche e virologiche e, infine, comunicando i luoghi in cui si sono verificati i casi. Si sono evitate in tal modo le scene di panico e di allarme mondiale causate dalla epidemia da virus della Sindrome respiratoria acuta (SARS) apparsa a fine 2002 e di cui si è avuto notizia, con immediato grande clamore mediatico, dopo qualche mese dalla comparsa del focolaio.

Come descritto più sotto, 2019-nCov si trasmette per via respiratoria e l’infezione si sta diffondendo rapidamente, più in fretta di quanto ipotizzato inizialmente. Ad oggi (24 gennaio 2020), i casi accertati sono oltre 600, con oltre 20 decessi. La maggior parte dei casi sono stati identificati in Cina, ma vi sono già casi in altri Paesi asiatici e, forse, in Paesi occidentali. Con una decisione senza precedenti, le autorità cinesi hanno isolato Wuhan, che da sola ha oltre 11 milioni di abitanti, altre città in cui l’infezione è particolarmente attiva e cancellato manifestazioni pubbliche che possono richiamare molta gente. Tra queste, la celebrazione del Capodanno cinese del 25 gennaio prossimo. L’OMS è riunita in sessione permanente e sta valutando se dichiarare o meno lo stato di emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale. Per gli ultimi aggiornamenti sulla situazione epidemiologia a livello globale consulta la news Polmonite da nuovo coronavirus: ultimi aggiornamenti sul sito ARS Toscana. 

Cos’è il 2019-nCoV?

Questo virus appartiene alla famiglia dei Coronavirus, virus con acido nucleico a RNA che devono il loro nome al fatto di possedere degli antirecettori - le “chiavi” che consentono al virus di legare il recettore cellulare ed aprire la “serratura” che consente al virus di entrare all’interno della cellula e dare inizio alla replicazione – a forma di punta e che protrudono dalla superficie esterna della particella virale facendola sembrare una piccola corona. La famiglia dei Coronavirus è molto grande e comprende molti virus, per lo più trasmessi per via respiratoria e che causano un ampio spettro di malattie. Fino a pochi anni fa, era una famiglia per lo più di interesse veterinario e zootecnico in quanto comprende virus che per la maggior parte infetta gli animali ma che hanno una spiccata capacità di infettare anche specie diverse da quella naturale. Infatti, nell’uomo si conoscono otto virus, acquisiti per lo più tramite zoonosi, termine che identifica il salto di specie da animale all’uomo. Nell’uomo non erano considerati virus clinicamente significativi perché causa, assieme a molti altri virus, dei comuni raffreddori o di infezioni inapparenti. Negli ultimi anni, invece, la famiglia ha assunto sempre maggiore importanza perché è stato visto che i coronavirus possono dare malattie gravi in pazienti fragili e con varie co-morbidità a questo si è aggiunto la scoperta del sopracitato virus della SARS e, più recentemente, del virus della sindrome respiratoria mediorientale (MERS). Per il fatto di essere virus non propri dell’uomo, la trasmissione interumana richiede di solito uno stretto contatto con un paziente infetto, un ambiente di lavoro infetto o a livello sanitario. Tuttavia, come già successo per il virus SARS, ad un primo evento zoonotico può seguire l’adattamento del virus alla nuova specie che, attraverso la selezione di mutanti virali, replica in modo sempre più efficiente producendo virus a livelli tali da risultare trasmissibile da uomo a uomo. Non è ancora chiaro se mutazioni di adattamento si sono avute anche per il 2019-nCov ma, visto l’aumento vertiginoso dei casi degli ultimi giorni e dati anamnestici, la trasmissione da uomo a uomo è ormai in fatto acclarato.

Da dove origina 2019-nCoV?

Caratteristica comune dei casi iniziali è il fatto che i pazienti sono stati a stretto contatto con animali selvatici nel mercato di Wuhan. È stato quindi ipotizzato sin da subito che 2019-nCoV fosse di origine animale e presente in una delle molte specie che affollano quel mercato. Un nutrito gruppo di ricercatori ha quindi confrontato la sequenza del genoma del 2019-nCoV con la corrispondente sequenza di oltre 200 coronavirus animali. Come per il coronavirus SARS e per virus di famiglie diverse, tra questi anche Ebola, il principale indiziato è stato inizialmente il pipistrello. Da successive analisi è stato poi visto che 2019-nCoV è probabilmente un virus ricombinante originato dal “rimescolamento genico” tra il coronavirus del pipistrello e un coronavirus sconosciuto. In un lavoro pubblicato su Journal of Medical Virology il 22 gennaio scorso, il probabile serbatoio animale del 2019-nCoV è un serpente. Non è chiaro al momento se l’evento ricombinatorio che ha creato il nuovo coronavirus trasmissibile all’uomo è avvenuto nel serpente o se si tratti di un virus proprio di questo animale. Serviranno altri studi per ricostruire la genesi di 2019-nCoV ma quello che sembra certo al momento è che sono stati proprio cambiamenti nella “chiave” che hanno consentito al nuovo virus di aprire la “serratura” delle cellule dell’uomo.

Infezione e malattia

I segni e i sintomi clinici dei pazienti riportati in questo gruppo sono principalmente febbre, che si può associare a difficoltà respiratorie, generalmente lievi ma che si sono manifestate anche in forma grave in soggetti con ridotta efficienza del sistema immunitario. Le radiografie del torace che mostrano infiltrati polmonari bilaterali. Il periodo di incubazione non è ancora stato definito, da dati anamnestici e dalle conoscenze acquisite con i virus SARS e MERS si ritiene compreso tra 2 e 14 giorni. Al momento, sono stati identificati oltre 600 pazienti infetti con oltre 20 decessi. Anche se dai dati attuali la letalità sembra essere inferiore a quella riscontrata dal virus SARS, è ancora presto per poter dare delle stime precise.

Non è noto se l’infezione può decorrere anche in modo asintomatico o subclinico. Poiché l’infezione subclinica è comune per la maggior parte dei virus, è lecito attendersi che lo sia anche per il 2019-nCoV. In questo caso il numero di infezioni e soggetti infetti potrebbe essere molto più alto degli attuali dati relativi ai soli casi sintomatici. Non è chiaro infine se anche il soggetto asintomatico può trasmettere l’infezione oppure se questo diventa contagioso solo alla comparsa dei sintomi come nel caso di SARS e MERS.

Diagnosi di laboratorio e terapia

Al momento, l’unica diagnosi eseguibile è di tipo diretto utilizzando test molecolari che individuano la presenza del genoma del virus. Questi test, individuati e approvati dall’OMS, sono in corso di validazione presso laboratori internazionali di riferimento. Non vi sono ancora disponibili test per ricercare anticorpi specifici prodotti contro il virus. Questo approccio, seppur indiretto, consentirebbe di dimostrare l’avvenuta esposizione al virus e di identificare quindi soggetti che hanno contratto l’infezione in forma subclinica oppure che già hanno superato la malattia. Con i test molecolari attualmente disponibili, quindi, la diagnosi è possibile nell’infezione in atto. Non sono disponibili farmaci antivirali specifici e la terapia al momento è sintomatica.

Protezione dall'infezione e strategie preventive

Le raccomandazioni diramate dall'OMS, dal Ministero della Salute e Istituto Superiore di Sanità, alle quali si rimanda per approfondimenti, sono mutuate da quanto già adottato per il virus della SARS e altre infezioni respiratorie e raccomandano, al fine di ridurre l'esposizione e la trasmissione del virus, di: pulire frequentemente le mani usando un detergente a base di alcool o acqua e sapone; coprire bocca e naso in caso di tosse e starnuti, evitare il contatto ravvicinato con chiunque abbia febbre e tosse, di consultare un medico in caso di febbre, tosse e difficoltà respiratorie, astenersi dal visitare aree nelle quali siano state segnalati casi di 2019-nCoV, evitare il contatto diretto non protetto con animali vivi e superfici contaminate, evitare il consumo di prodotti animali crudi o poco cotti, vaccinarsi contro l’influenza.

Pur se dai dati ad oggi disponibili l’infezione sembra essere meno grave di quella da virus SARS, se la diffusione continua di questo passo vi è il rischio che il virus si adatti sempre di più all’uomo e che la contagiosità aumenti ulteriormente. Si rendono quindi necessarie strategie più efficaci e durature per contenere la diffusione. Tra queste, la creazione di un vaccino specifico è certamente una delle misure più efficaci. È ancora presto per prevedere se e quando un vaccino sarà disponibile ma i prototipi vaccinali prodotti contro la SARS potrebbero costituire una piattaforma dalla quale sviluppare una efficacia arma preventiva contro un virus che da fenomeno locale si è tramutato in minaccia globale in pochi giorni.

 

Per aggiornamenti epidemiologici si rimanda alla news Nuovo coronavirus: ultimi aggiornamenti sul sito web dell'ARS Toscana